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Salute Donna

A cura del Dott. Vito Monti

 

Medicina: femminile singolare


“Medicina: femminile singolare” è uno spazio nato all’interno del progetto “7 Marzo” in cui con cadenza settimanale verranno pubblicati articoli e riflessioni sulla salute femminile.
In oltre quarant’anni di esperienza nel settore medico ho maturato la profonda consapevolezza della peculiarità e delicatezza di talune patologie che colpiscono le donne e la centralità acquisita da una buona prevenzione culturale e medica.
Vi aspetto con “Medicina, femminile singolare”, non mancate!

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ENDOMETRIOSI

Endometriosi, facciamo chiarezza sulla malattia che pregiudica i rapporti sociali, le relazioni e la sfera sessuale

 

Endometriosi, che cos’è?


L’ Endometriosi è una malattia dell'apparato genitale femminile caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in organi diversi dall'utero o in porzioni non appropriate dell'utero stesso. Può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa. Provoca sanguinamento interno, infiammazioni, formazione di noduli, lesioni, escrescenze che portano a dolori fisici, infertilità e altre conseguenze. Le recenti analisi dell’Associazione Italiana Endometriosi mettono in luce come non sia una malattia rara, si stima, infatti, che ne siano affette 14 milioni di donne in Europa, mentre in Italia se ne contano 3 milioni.


Per le attuali conoscenze scientifiche non esiste una cura definitiva per l’endometriosi, che rimane una malattia cronica.
Una limitata consapevolezza della patologia è causa del grave ritardo diagnostico, valutato intorno ai sette anni, una perdita di tempo in cui lo stato di salute e gli stati emotivi correlati portano a dover rivedere le proprie scelte di vita. Una condizione che pregiudica fortemente i rapporti sociali, le relazioni e la sfera sessuale.


In base ad uno studio europeo (All Party Parliamentary Group on Endometriosis che ha raccolto le interviste di 7.025 donne, di età media di 32 anni, in 52 nazioni nel mondo tra il 2004 e il 2005) infatti il 73% delle donne non è in grado di svolgere attività quotidiane e nel 35% dei casi l’endometriosi ha influenzato il rapporto di coppia o ne ha causato la rottura.


Secondo un altro recente studio (World Endometriosis Reseach Foundation’s Endocost Quality of life 2013) la qualità di vita della donna affetta da endometriosi risulta decisamente compromessa rispetto alla media della popolazione. La maggior parte di queste donne, nonostante riceva cure mirate, continua a soffrire nel 59% dei casi di mestruazioni dolorose, nel 56% dei casi di rapporti sessuali dolorosi e nel 60% di dolore pelvico cronico.
 

L’impatto dell’endometriosi ha anche profonde ripercussioni nella sfera lavorativa. Il Global study of Women’s Health, primo studio mondiale sull’impatto sociale dell’endometriosi, condotto nel 2011 dalla World Endometriosis Research Foundation, ha evidenziato una perdita di produttività lavorativa superiore del 38% nelle donne affette da endometriosi. Inoltre va rilevato come l’endometriosi sia una malattia estremamente costosa: si stima, un costo medio globale per donna di 9.579 euro all’anno di cui 6.298 euro sono legati alla perdita di produttività, mentre 3.113 euro sono i costi stimati per spese di assistenza sanitaria.
 

L’unica via per una soluzione condivisa è un intervento legislativo mirato e ben strutturato che sappia disciplinare i numerosi aspetti coinvolti.

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MENARCA

Menarca: parliamone!

 

Cos'è?


Il termine menarca deriva dal greco μήναρχή. Questo è composto dalla parola μήν – mén, ménos che vuol dire “mese” e da αρχή – arché che vuol dire “inizio”. Il menarca è la comparsa della prima mestruazione. Questo evento segna l'inizio della pubertà e
l'entrata nell'età fertile.

 

Per una bambina, il menarca costituisce un momento fondamentale dal punto di vista fisico e psichico, poiché segna il passaggio verso l'età adulta. Questo evento “inaugura”, infatti, il periodo della fertilità femminile, inteso, per lo meno, come potenzialità biologica di procreare.
 

Le prime mestruazioni segnano il raggiungimento della pubertà: durante questa fase dello sviluppo, hanno luogo una serie di processi fisiologici e cambiamenti anatomici che preparano la completa maturazione sessuale. Il menarca indica, inoltre, l'inizio dell'attività delle ovaie che culminerà ogni mese, a metà del ciclo mestruale, con l'ovulazione. Nella maggior parte dei casi le prime mestruazioni si verificano tra i 10 e i 16 anni. Quando lo spotting si verifica prima dei 10 anni si parla di pubertà precoce, mentre se compare tra i 16 e i 18 anni si parla di ritardo puberale. Se, invece, il flusso mestruale non compare oltre i 18 anni si parla di amenorrea primaria.


Menarca e cambiamenti del corpo


Contrariamente a quanto molti pensano il menarca non è sinonimo di fine della crescita in altezza. Le ossa delle gambe possono crescere ancora per altri due anni e mezzo, e la colonna vertebrale può allungarsi anche più a lungo, quindi c’è tutto il tempo per raggiungere la statura dei propri genitori (è questo infatti il fattore più determinante). Durante la pubertà non solo si cresce in altezza, ma si cambia proprio forma perché il grasso corporeo inizia a distribuirsi in maniera diversa, favorendo la trasformazione degli ormoni in estrogeni attivi (detti anche “femminilizzanti”) e andando a ingrossare il seno e ad arrotondare la zona dei fianchi. È così che il corpo da bambina si trasforma in quello più sinuoso di una giovane donna. Cresce per esempio il seno, i capezzoli cambiano aspetto, aumenta la statura, compaiono i primi peli nella zona ascellare e pubica. Inoltre, aumenta la sudorazione che determina un odore molto intenso e possono comparire eruzioni cutanee (acne). Cambia anche la forma del corpo e aumenta il pennicolo adiposo principalmente su cosce, fianchi e giro vita. Per quanto riguarda la zona vaginale, l’imene diventa più morbido ed elastico e si delineano le forme a labbra dei genitali esterni.
 

Sintomi del menarca

I sintomi del menarca possono essere:


• leggeri dolori addominali;
• perdite ematiche molto irregolari.


I classici sintomi delle mestruazioni come acne, dolore al ventre e alla parte bassa della schiena, così come tutta la sintomatologia tipica della sindrome premestruale, non si presenteranno prima di un paio d'anni, quando ormai le mestruazioni si saranno stabilizzate.

 

In ogni caso il ciclo può essere accompagnato da dolori e disagi che non devono preoccupare e che sono del tutto normali:


• crampi al basso ventre;
• mal di schiena;
• dolore e tensione al seno.

Cosa fare


Visto che dopo aver avuto il menarca, il corpo della giovane donna è sottoposto continuamente a cambiamenti fisici e ormonali è importante cercare di mantenere un peso corporeo nella norma rispetto all’età, seguendo un regime alimentare sano ed equilibrato e praticando attività sportiva.
 

Come affrontare l’argomento menarca con i figli


È importante affrontare l’argomento in anticipo per prepararli senza paura o imbarazzo ed il ruolo dei genitori, specialmente della mamma è fondamentale.
 

Il momento giusto per farlo è quando si notano i primi cambiamenti nel seno, tra i 10 ed i 12 anni in modo che la bambina sa cosa aspettarsi e non si spaventerà quando arriverà il menarca. Inutile rimandare e dare risposte evasive. Per ridurre l’imbarazzo quando si affronta questo tema si potrebbe intraprendere la conversazione in auto, così non si deve guardare negli occhi, oppure la sera a luci soffuse. L’importante è rispondere in modo franco, senza cercare di edulcorare l’argomento.

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INFEZIONE DA PAPILLOMAVIRUS

Infezione da Papillomavirus: giovani informati a metà

 

Un’indagine condotta dal Censis presentata nei giorni scorsi a Roma, mette in evidenza come la maggior parte dei ragazzi italiani il 93,8% nella fascia dai 12 ai 24 anni sia consapevole del rischio delle malattie sessualmente trasmesse ma quando si parla di infezione da papilloma virus (HPV), solo il 63,6% ne ha sentito parlare. Chi lo conosce però sa bene che esiste un vaccino (7 su 10) anche se non sempre è chiaro a cosa possa prevenire.


Che cosa è l’HPV


L'HPV (Human Papilloma Virus) costituisce una famiglia composta da oltre cento varietà diverse di virus. La maggior parte degli HPV causa lesioni benigne, come le verruche che colpiscono la cute (di mani, piedi o viso) e i condilomi o papillomi che interessano le mucose genitali e orali. La sua pericolosità però, sta nel fatto che sul lungo periodo, una sua eventuale infezione può portare, ad un aumento delle probabilità di sviluppare un tumore nella sede dove il virus è entrato nel nostro corpo. A scoprire questa relazione è stato Harald Zur Hausen, Nobel per la medicina nel 2008. A lui si deve la scoperta della relazione tra infezioni da papilloma virus e aumentato rischio di sviluppo del cancro dell’utero.
 

Evitare l'infezione da HPV è importante per prevenire il cancro della cervice uterina, che è più frequente tra le persone più giovani e meno in quelle di età superiore a 50.
 

Anche gli uomini ne sono colpiti


Anche gli uomini possono contrarre il papilloma virus (HPV), infatti l’utero non è il solo organo colpito, alcune tipologie dei virus di questa famiglia possono portare allo sviluppo di condilomi genitali, tumori del cavo orale, dell'ano, dell'esofago e della laringe. I dati della ricerca dimostrano come solo il 37,1% di chi ha sentito parlare dell'HPV sa che il virus è responsabile di tumori che riguardano anche l’uomo, come quelli anogenitali, mentre addirittura il 33 % pensa che questo virus colpisca esclusivamente le donne.


HPV: vaccinarsi funziona


Il vaccino contribuisce ad abbassare sensibilmente (del 98%) il rischio di sviluppare la malattia e il 70% degli intervistati nella fascia di età 12-24 anni che hanno sentito parlare di HPV sa che esiste un vaccino specifico, in particolare le ragazze (il 79,8% a fronte del 55% dei maschi).


Vaccino anche per i maschi


Il Ministero della Salute, nel nuovo calendario vaccinale, ha introdotto il vaccino HPV anche nei maschi in giovane età, perché proprio per l’assenza di un test che ne dimostri l’avvenuta infezione, fungono da veicolo di trasmissione del virus. La vaccinazione evita loro la possibile comparsa di tumori associati al virus e nello stesso tempo si impedisce l’infezione venga trasmessa alla donna.

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COVID E RISPOSTA IMMUNITARIA

Covid, risposta immunitaria diversa per donne e uomini. Uno studio spiega chi attiva più cellule sentinella

 

Uno studio pubblicato su The Scientist ha confermato che le risposte immunitarie alla SARS-CoV-2 differiscono tra uomini e donne, la reazione immunitaria è, infatti, diversa.
 

Nello specifico i dati aggregati da The Sex, Gender and COVID-19 Project indicano che gli uomini che contraggono l'infezione hanno circa il 20% in più di probabilità di essere ricoverati rispetto alle donne e hanno più probabilità di morire. Il risultato più coerente che i ricercatori hanno trovato mentre studiano la variazione funzionale nel sistema immunitario dei mammiferi è che le femmine tendono a montare risposte immunitarie "più forti" alle infezioni virali rispetto ai maschi, questa differenza è particolarmente evidente nelle cellule coinvolte nel sistema immunitario innato, che tendono a rispondere più velocemente nelle femmine alla stimolazione dei virus che si legano ai recettori di quelle cellule e, una volta stimolate, lanciano una maggiore produzione di molecole di segnalazione antivirale.
 

Altri studi hanno rilevato come i neutrofili, il tipo più abbondante di globuli bianchi nel sistema immunitario dei mammiferi, sembrano essere più reattivi alla segnalazione dell'interferone se vengono prelevati da donne. Le risposte immunitarie più forti illustrate da questi e simili studi sono probabilmente un'arma a doppio taglio dal punto di vista della salute, visto che da un lato, aiutano a limitare la quantità di virus nel corpo ma predispongono anche le femmine a malattie derivanti da risposte immunitarie iperattive.
 

Le differenze biologiche tra i sessi
 

Gli scienziati attribuiscono alla variazione delle concentrazioni di ormoni sessuali, principalmente testosterone e altri androgeni nei maschi, ed progesterone e estrogeni nelle femmine le differenze biologiche tra i sessi. A conferma di questa tesi uno studio preprint del 2020 pubblicato sulla rivista medRxiv che ha suggerito che le donne in postmenopausa possono essere a maggior rischio Covid rispetto alle donne in premenopausa.